“Il migliore. Marco Pantani” in onda sabato 1 giugno su Rai Storia

 
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Il campione del ciclismo che ha scalato l’Italia con il cuore nelle gambe e la forza di un leone. E la morte dentro. A vent’anni dalla scomparsa di Marco Pantani e a venticinque dalle accuse di doping, le circostanze della sua morte e il dramma di Campiglio non sono ancora stati chiariti del tutto. È l’ultimo campione ad aver mai conquistato la doppietta Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno, il 1998.

La famiglia, gli amici e i tifosi non si sono mai arresi all’idea di un’overdose accidentale né a quella che si dopasse. Il Pirata rivive attraverso il loro racconto nel doc di Paolo Santolini “Il migliore. Marco Pantani”, in onda sabato 1° giugno alle 22.40 su Rai Storia.

La sinossi del documentario “Il migliore. Marco Pantani” su Rai Storia

Un viaggio attraverso le tappe della sua vita: Cesenatico, Rimini, il Mortirolo, l’Alpe d’Huez, il Galibier, il Monte Carpegna e anche Madonna di Campiglio, dove quel giorno “la Madonna non c’era”, come scriverà sulla parete della sua stanza a casa dei genitori. Quel giorno, il 5 giugno 1999, un suo valore del sangue risulta superiore al parametro. A nulla serve sapere che l’ematocrito può variare anche per cause naturali, non solo per doping. Per l’opinione pubblica, a Madonna di Campiglio, la sentenza è già emessa. Uno dei più grandi ciclisti italiani di sempre viene subito additato come dopato anche se, di fatto, non risulterà mai positivo al doping. “Mi hanno fregato”, dirà. Da questa “fregatura”, la sospensione dal Giro d’Italia, i tre processi giudiziari per frode sportiva, e poi anche l’assoluzione in due di essi. Il terzo si è estinto con la sua morte.

La carriera di Marco Pantani è costellata da sfortune: auto che lo travolgono, gatti che gli attraversano la strada, cadute e ritiri dal giro d’Italia. Lui si rialza sempre, tranne quando ogni suo traguardo viene messo in discussione da quel valore del sangue sballato. Da quel 5 giugno: “Un Marco al cento per cento non c’è più stato. Ha iniziato a usare droghe”, dicono gli amici. Secondo l’autopsia, sarebbe stata proprio un’overdose da cocaina a provocare la sua morte per edema polmonare e cerebrale, il 14 febbraio 2004, in un residence sul mare a pochi chilometri da Cesenatico. La famiglia continua a sostenere che si sia trattato di omicidio volontario. L’atleta di Cesenatico che ha fatto conoscere Cesenatico nel mondo per la sorella Manola rimane “un fratello che era troppo di tutti. E quindi non me lo sono mai goduto”.

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